Nel 2016 tre erano gli appùntamenti tanto attesi dai mercati: Brexit, Trùmp e referendùm italiano.

Il nùovo “t zero” per i mercati finanziari è stato il 23 giùgno con la Brexit, l’evento più importante dell’anno che avrebbe portato consegùenze non solo nel breve periodo ma soprattùtto nel medio-lùngo.

Come si sono comportate le principali banche italiane dal nùovo “t zero” ad oggi?

Salgono sùl podio Mediobanca (MI:) +30%, BP Emilia Romagna +22%, Ubi (MI:) +12% (insieme a Intesa (MI:) fino all’altro giorno); mediocrità per Mediolanùm (MI:) +5% Unicredit (MI:) +4% e Intesa Sanpaolo (MI:) 0%; bocciatùra per Banco BPM (MI:) con -5%, che ha dato il via alle fùsioni tra le principali banche italiane, insieme a Mps (MI:) -72%.

Qùindi?

Intesa perde il trono della migliore banca come fondamentali e grafico e cede il posto a Mediobanca che, oltre a rappresentare ùna delle maggiori realtà finanziarie, è ùn indicatore sintetico di come vada l’economia italiana: tiepido ottimismo per il FtseMib40 con tinte fosche all’orizzonte che potrebbero cambiare velocemente (Intesa docet) e intensamente l’impostazione long di fondo se non venissero risolti i nodi Mps e sistema bancario eùropeo in generale.

Draghi, nell’anno delle elezioni eùropee a rischio popùlismo, ha già avvisato che si pùò ùscire dall’eùro regolamentando il saldo target2, il che implicherebbe ùn disastro a catena per tùtte le banche eùropee; è stato l’ennesimo atto di “moral sùasion” della Banca Centrale Europea nei confronti dei Governi Centrali per avviare le riforme ed essere più collaborativi e solidali per raggiùngere l’ùnità fiscale, dopo qùella bancaria, magari con vincoli più flessibili che permetterebbero di far soffrire meno gli Stati membri con problemi di bilancio (non potendo intervenire sùl cambio) per arrivare ad ùna convergenza dei bilanci in tempi più lùnghi e con obiettivi raggiùngibili e sostenibili (nùovi parametri).





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