Alfredino Rampi, 40 anni fa la tragedia di Vermicino - Cronaca Italia24
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Alfredino Rampi, 40 anni fa la tragedia di Vermicino – Cronaca

Sono passati quarant’anni dalla tragedia di Vermicino, vicino Roma, ma gli italiani non hanno dimenticato quella tragedia.

Per tre giorni l’intera nazione, incollata alla televisione, ha seguito l’agonia di Alfredino Rampi. La storia del ‘pozzo maledetto’ inizia alle 19:00 del 10 giugno 1981, e subito i giornali radiofonici danno grande risalto alla notizia. Il ragazzo era andato con i suoi genitori, Nando Rampi e Franca Bizzarri, nella casa di campagna vicino a Frascati, quando tornò a casa non trovò il padre. Le ricerche sono iniziate immediatamente. I gemiti provenienti da un pozzo artesiano hanno condotto un sottufficiale di polizia alla tragica scoperta. Le prime ore delle operazioni di soccorso sono state trascorse nell’incertezza del miglior modo di procedere. Sul bambino è stata calata una stecca legata ad una fune, che è rimasta incastrata e successivamente ha posto insormontabili difficoltà nel fornire ad Alfredino ogni tipo di aiuto. Nel frattempo, un microfono molto sensibile è caduto a pochi metri dal ragazzo. E così tutti gli italiani hanno potuto ascoltare le invocazioni di aiuto di Alfredino per quasi due giorni, mentre da quel momento è iniziato il drammatico dialogo tra il ragazzo e il pompiere Nando Broglio. Nulla è stato lasciato al caso: un “uomo ragno” ha cercato di rimuovere la tavoletta e ha iniziato a scavare con un trapano. E intorno, tante persone, venute non solo da Roma, ma anche dalle città vicine con la speranza di vederlo partire sano e salvo. Nel frattempo, Alfredo è stato costretto a bere saccarosio da una flebo caduta nel tunnel. Sul luogo della tragedia si è recato anche il presidente della Repubblica Sandro Pertini, che ha voluto parlare con il ragazzo. Poi, l’ottimismo che si era impadronito di un po’ di tutti i presenti nel pomeriggio del secondo giorno di soccorso, quando l’esercitazione era scesa a 31 metri, a poco a poco l’angoscia si è sostituita. Alfredino era scivolato di altri 30 metri. E tutto è avvenuto in una diretta infinita dalle due reti Rai. Vani sono stati anche gli sforzi dei volontari Angelo Licheri e Donato Caruso, che sono scesi nel pozzo e hanno cercato più volte di legarlo. All’alba del terzo giorno il bambino morì. E la polemica sullo svolgimento dei soccorsi è subito seguita con il lancio di accuse di imperizia. E non fu risparmiata la madre di Alfredino, accusata di essere andata a cambiarsi, di non essere stata evidentemente “abbastanza disperata”. Ci sono state anche telefonate a casa di Rampi chiedendo se era vero che il bambino non era il figlio di Nando Rampi e se era vero che era stato suo padre a gettarlo nel pozzo per liberarsi di un bambino con una malattia cardiaca dalla nascita. Seguì una causa contro l’operaio responsabile dello scavo Elio Ubertini e il proprietario del pozzo Amedeo Pisegna, che furono assolti dall’accusa di omicidio colposo. Elveno Pastorelli, allora comandante dei vigili del fuoco di Roma, che si assunse una responsabilità che sembrava non appartenere a nessuno e coordinò i soccorsi, fu invece completamente scagionato dalle indagini preliminari. “In questo Paese manca ancora la cultura della prevenzione a livello generalizzato”, è la considerazione di Franca Bizzarri Rampi, la madre di Alfredino. Un pensiero affidato a Daniele Biondo, psicanalista, del consiglio di amministrazione del ‘Centro Alfredo Rampi’, fondato a poche settimane dalla tragedia, indimenticabile, anche dopo 40 anni, per tanti italiani che a migliaia per tre giorni sono rimasti incollati alla televisione per seguire i tentativi di salvataggio del ragazzino immerso nel fango. Quando infatti la Rai ha deciso di interrompere la diretta, la compagnia è stata travolta dalle proteste e ha deciso di ristabilire il collegamento, ma non ha potuto raccontare il tanto atteso lieto fine ma il triste epilogo. “Anche se in realtà Franca Rampi – ricorda Biondo – davanti a quelle telecamere non accettava di mostrare il suo dolore e proprio per questo veniva maltrattata da certa stampa conformista dell’epoca. Ha reagito molto forte al dolore. : Ha fatto subito un appello a mobilitarsi come cittadini e istituzioni, presto ha fondato l’associazione in nome di suo figlio affinché nessuna madre dovesse vivere il dramma che aveva vissuto. È stata l’unica diretta di tre giorni che ha raccontato davvero la realtà: la confusione, la disorganizzazione, la pressione psicologica sui soccorritori e il Paese sono rimasti traumatizzati. È stata davvero una storia di realtà, mentre i reality di oggi sono solo fiction “Se dal lato della prevenzione c’è ancora tanto lavoro da fare, sul salvataggio” al contrario, sono stati compiuti passi colossali – sottolinea il psicoanalista – e in Italia dopo 40 anni purtroppo molto è cambiato e allo stesso tempo grazie a Vermicino”. Il ppo, forse, causò anche il fallimento del salvataggio Alfredino e migliorò. Abbiamo appreso che c’era bisogno di un sistema di soccorso organizzato, di coordinamento tra soccorritori che non erano a Vermicino”.