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Camorra, gli investimenti della famiglia Moccia in provincia di Frosinone

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Gli interessi economici della famiglia Moccia in provincia di Frosinone emergono tutti, ed in maniera dettagliata, nell’ordinanza di oltre 1500 pagine a firma del Gip di Napoli, Maria Luisa Miranda e che ha dato il via ad una lunga serie di provvedimenti restrittivi da parte dei Carabinieri del Ros e del Gico della Guardia di Finanza.

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali raccontano di interessi economici nella parte Nord della Ciociaria, tra Patrica, Ferentino e Frosinone dove risiedono persone coinvolti nella maxi inchiesta di oggi e che ha portato all’arresto di 52 persone tra carcere e domiciliari. Un aspetto che certo non suona nuovo in una provincia-cerniera tra il Lazio e la Campania e che in passato ha dato rifugio a latitanti di caratura nazionale. 

D’altra parte lo stesso Luigi Moccia evase dalla casa circondariale di Frosinone insieme a Cesare Battisti. Era il 4 ottobre 1981 quando un commando riuscì a liberare Cesare Battisti e Luigi Moccia. I due insieme ad altri 7 furono processati e condannati presso l’allora palazzo di Giustizia collocato nel cuore del capoluogo che restò blindato per giorni, fino alla decisione quando, su decisione del presidente Fausto Zapparoli (giudici a latere Rodolfo Messina e Giovanni Ferri) e con il pm Paolino Dell’Anno, Battisti e Moccia vennero condannati a 5 anni di reclusione.

Il potere della famiglia

Oggi i militari del Ros hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 9 aprile scorso dal G.I.P. di Napoli, nei riguardi di 57 indagati (per 36 veniva disposta la misura del penitenziario, per 16 la misura degli arresti domiciliari e per 5 la misura del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa) perché seriamente indiziati a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, impiego di soldi, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan Moccia.

Contemporaneamente, il gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori 2 misure del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e di quote societarie per un valore di piu o meno 150.000.000 di euro.

Le inchieste

L’inchiesta ha consentito di acquisire gravi indizi circa l’esistenza e l’operatività dell’organizzazione mafiosa, strutturata verticisticamente ed organizzata su diversi livelli di comando e di esperienza del territorio, della quale sono ritenuti capi – per gli inquirenti – i fratelli Moccia Angelo, Luigi e Antonio ed il loro cognato Fillippo Iazzetta. Questi, pure in stato detentivo e sebbene Angelo e Luigi si fossero da un lungo periodo trasferiti a Roma, avrebbero veicolato ordini agli affiliati, a vario livello a loro subordinati, pure promuovendo all’occorrenza specifici reati, consumati sia dai vari sottogruppi territoriali costituenti l’ala militare dell’organizzazione, sia da imprenditori attivi nel settore del recupero degli olii esausti di origine animale/vegetale di tipo alimentare e degli scarti di macellazione, nonchè nei grandi appalti ferroviari e dell’alta velocità, cui avrebbero impartito direttive e fornito ingenti provviste derivanti dall’accumulazione illecita, negli anni, di ingenti capitali. 

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