Cittadinanza, permessi di soggiorno e ricongiungimenti: le richieste degli immigrati al prefetto

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L’Associazione Dhuumcatu di Latina organizza per la giornata odierna, 21 aprile, una manifestazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema degli immigrati, sulle richieste di cittadinanza, i permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari. Il seguito parte dalla stazione delle autolinee e i rappresentanti dell’associazione chiedono di poter essere ricevuti dal prefetto Maurizio Falco.

In una nota elencano poi dettagliatamente una lunga serie di problematiche che fanno diventare più complessa la permanenza degli stranieri sul territorio e notevolmente difficile le pratiche burocratiche riguardano i permessi di soggiorno e le regolarizzazioni lavorative. Tra le righe si legge chiaramente che tutto questo comporta un incremento del problema della clandestinità e dei sistemi illegali che consentono di acquistare falsi documenti e attestazioni di residenza.

“La Questura rifiuta le domande di permesso di soggiorno per mancata residenza reale e questo – spiegano in un comunicato – non fa altro che aumentare la clandestinità. Per salvare l’autorizzazione di soggiorno noi  immigrati  spesso siamo costretti  a comprare con prezzi esorbitanti dei finti documenti che attestino la nostra residenza dai criminali che lucrano sulla nostra  necessità di essere legalizzati in questo Paese. La  Questura non rilascia la Carta di soggiorno ai figli di immigrati sebbene i familiari sono titolari della Carta di soggiorno, ritenendo che i figli dei genitori titolari di carta di soggiorno debbano pure loro aver soggiornato per  5 anni in Italia (sebbene sono nati in Italia),  invece e diverso per l’istanza di cittadinanza, ossia se  i familiari ricevono i cittadini italiana pure i bimbi la impugnano automaticamente (senza  10 anni di residenza in Italia)”. 

Non va meglio per quanto riguarda il lato della regolarizzazione lavorativa: “Il provvedimento “Rilancio Italia” sulla regolarizzazione colf-badante-agricoltura – spiegano ancora dall’associazione – non dà ai impiegati nessuno strumento di garanzia. Gli impiegati che cosa devono fare? Per sopravvivere svolgono due lavori, ma non possono stipulare un contratto giacché non hanno il codice fiscale. L’ufficio delle Entrate non rilascia il codice fiscale con la sola ricevuta di domanda di regolarizzazione. Riguardo i certificati alloggiativi, chiediamo di eliminare questo requisito poichè i comuni dove gli impiegati realmente risiedono non rilasciano un certificato alloggiativi”.

“Le numerosi pratiche relative al ricongiungimento familiare – continuano – hanno dei tempi d’attesa molto lunghi che variano dai due fino ai 3 anni. Le ambasciate non tengono conto che in questo lasso di tempo la condizione del titolare del beneficio può cambiare; quasi sempre le donne diventano mamme dunque per conseguenza pure il neonato dovrà richiedere un altro nulla Oosta. Chiediamo che in questi casi i tempi siano più rapidi con un aggiornamento di inclusione del nascituro nella pratica di richiesta senza dover re-iniziare tutta la procedura de novo allungando i tempi di rilascio. Chiediamo una soluzione umana che tenga conto di queste mamme senza altri passaggi delle nuove  burocrazie”. 

Alla fine le richieste di cittadinanza: “Uno dei requisiti per poter presentare domanda di cittadinanza italiana sono 10 anni di residenza continua. Se un immigrato puntualmente residente in Italia interrompe la residenza, ad esempio al 9º anno, per banali motivi, come un’interruzione di residenza per mancata ricevuta della notifica, o per i familiari, o per salute, noi ci chiediamo: l’anno d’interruzione annulla tutti gli altri anni dove e stato residente? Dovrà aspettare altri 10 anni di residenza per ripresentare un’altra domanda di cittadinanza.  Chiediamo che in caso di interruzione ci sia l’opportunità di recuperare, magari aspettando un’altro anno per raggiungere i 10 anni effettivi richiesti, per poi presentare l’istanza senza dover aspettare altri 20 anni.  Ci sono casi di bimbi nati in Italia ma che durante l’età minore insieme ai genitori si sono assentati dal territorio italiano per poi ritornare un anno dopo e riprendere la loro vita quotidiana (studio, lavoro ecc.). La nostra domanda e: per quale motivo quando il minore raggiunge l’età dei diciotto anni gli viene negata i cittadini italiana solo perché ha avuto qualche anno di residenza non continua? Riceviamo molti casi di richiedenti la cui età era di 3 anni quando i familiari sono ritornati in Italia e hanno fatto le scuole dall’asilo fino al conseguente diploma del liceo in Italia ma per colpa di un anno di non residenza continua (quand’erano bimbi dunque non hanno nessuna colpa) non gli viene concessa i cittadini”.

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