Cultura

Addio a Tommaso Di Ciaula: il poeta operaio amato da Sciascia e conteso dagli editori è morto semi dimenticato

“Suvvia nonno, non piangere/ forse cucinerà presto pure oggi la pignatta delle fave/ pure al fumo degli altoforni/ pure alla lingua dura del cemento che avanza./ Io non domo cavalli/ né porto pecore e cani alle pasture,/ io sono qui al bivio,/ con la tuta ruvida, incerto se venire da te./ Ma la fabbrica è troppo vicina,/ e poi non ho nemmeno cera,/ alle orecchie./ Per le sirene”.

Tommaso Di Ciaula © Fornito da La Repubblica Tommaso Di Ciaula

Questi sono i suoi ultimi versi. Me li aveva mandati con un sms qualche giorno fa. Come in una summa testamentale della sua poetica. Ora Tommaso Di Ciaula quella sua tuta ruvida, la Tuta blu che lo rese famoso nel mondo, se n’è andato, consegnandosi volentieri alla fine, all’ultimo battito del suo cuore divenuto intrattabile, perché a Grazia, la badante che lo assistiva da anni, ha confessato: “Sono stanco, lasciatemi andare”. Me lo aveva sussurrato pure a Natale, nell’ultima telefonata, pure se con me era sempre ilare e le nostre conversazioni, che spesso duravano ore, tracciavano sogni di viaggi in Romania e di scampagnate in cerca di buone trattorie, di nuovi libri di poesia che gli avrebbero dato ancora un po’ di vita.

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