Depuratore, i fanghi smaltiti illegalmente. Il manager dell’impanto disse: «Mi volete fare arrestare»

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I responsabili del depuratore erano consapevoli che stavano rischiando grosso sul piano penale. Tant’e che uno di loro, intercettato mentre si confronta con una collega, dice chiaramente: «Ma mi volete fare arrestare a me». A discutere e Amedeo Rota, 51 anni, di Pofi, manager degli impianti Asi gestiti dalla società AeA. Timori i suoi che si sono riveleranno profetici. Proprio per Rota il Giudice per le indagini preliminari di Roma ha ordinato una delle misure cautelari, agli arresti domiciliari. L’altra, in carcere, per Roberto Orasi, 52 anni, manager dell’area tecnica della società AeA.

Stando alle inchieste del nucleo investigativo dei militari dell’arma forestali di Frosinone, agli ordini del comandante Vitantonio Masi, le maggiori difficoltà del depuratore di Ceccano riguardano la gestione dei fanghi. Ad occuparsene dovrebbe essere la società Navarra che però, scrive il Giudice per le indagini preliminari, «effettuava pochi carichi rispetto al fabbisogno di eliminazione, causando accumuli di rifiuto e addirittura interventi da parte del Rota sull’dispositivo per generare meno fanghi probabile da smaltire». Il problema a quanto sembra sarebbero i soldi. La AeA non salda puntualmente il dovuto.

Ad un certo punto però, ricostruisce il Giudice per le indagini preliminari, «interviene Orasi che si accorda con Navarra Rosettano per uno nuovo metodo di eliminazione dei fanghi: questi non vengono più portati negli impianti di Navarra, ma vengono direttamente smaltiti nella discarica Ecofor Service di Pontedera». In altre parole, secondo le accuse, la società (Navarra), incaricata dalla AeA per trattare presso i propri impianti i fanghi industriali, si sarebbe limitata a fungere da operatore per il trasporto, sebbene venisse pagata per servizi più complessi e onerosi.

Il nuovo metodo, va avanti il Giudice per le indagini preliminari, «non solo consente la continuità dei ritiri del rifiuto, ma oltretutto un risparmio di spesa per la AeA quantificato in 600 euro a carico». I tecnici dell’dispositivo sanno che quel sistema non e regolare. Uno di loro lo definisce «fuorilegge» e consiglia a Rota di mettere in chiaro le cose con chi (Roberto Orasi, secondo l’accusa), ha preso la decisione. Lo stesso Rota si rende conto dei guai che potrebbe correre: «Stiamo a risparmiare, si ma stiamo a risparmiare con il c…o mio». Senza contare che, oltre al presunto illegale sistema di eliminazione, i cassoni che contengono i fanghi vengono lasciati nel piazzale senza copertura pure quando piove, facendo aumentare i costi di eliminazione perché si riempiono d’acqua e pesano di più.

Anche se tutti consapevoli delle irregolarità, scrive il Giudice per le indagini preliminari, nessuno si oppone a quel modo di fare. Un copione gia visto per l’altro depuratore, quello del Cosilam di Villa Santa Lucia, gestito dalla società AeA e ora consegnato ad un amministratore giudiziario.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma (competente per il reato di traffico illecito di immondizia), oltre ai 2 fermi ha portato al sequestro dell’dispositivo di depurazione consortile di Ceccano e di 4 società, un totale di 14 indagati. Le accuse vanno, a vario titolo, dal traffico illecito di immondizia all’inquinamento inquinamento ambientale.
 

ITGN 2240

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