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Epatite acuta nei bimbi, il medico che ha curato un caso a Latina. Cautela ma niente panico

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Il piccolo paziente, ospedalizzato presso l’UOC di Pediatria e Neonatologia di Latina, ora sta bene: Come per gli altri bimbi, non conosciamo la causa esatta dell’epatite.

Intervista a Dott. Riccardo Lubrano

Professore associato del Dipartimento di Pediatria dell’Università degli Studi La Conoscienza di Roma e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia del Polo di Latina

Sono come minimo una decina, in Italia, i casi sospetti di epatite acuta di origine sconosciuta nei bimbi, compreso quello segnalato dall’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia di Latina diretta dal dottor Riccardo Lubrano, professore associato del Dipartimento di Pediatria dell’Università degli Studi La Conoscienza di Roma. Il bimbo, ospedalizzato nel mese di marzo, mostrava le caratteristiche particolari di questa forma di epatite, evidenziata dall’innalzamento degli enzimi epatici e non riconducibile a un’infezione da virus A, B, C, E e D, esclusi dopo i test di laboratorio. Come spiegato a Fanpage.it dal dottor Lubrano, il piccolo e stato ospedalizzato per 10 giorni e, per fortuna, ora sta bene.

Cosa può dirci del caso di questo piccolo paziente?
Lo abbiamo avuto in cura nel nostro reparto, nella UOC dell’università di Pediatria e Neonatologia del polo di Latina. Aveva un’epatite grave e acuta, la cui causa esatta per il momento rimane sconosciuta, come per i diversi altri casi che sono stati segnalati in Inghilterra, negli Stati Uniti d’America e nel resto d’Europa.

Il bimbo ora sta bene, e stato dimesso ed è ritornato a casa. Dunque, tutto si e per fortuna risolto, ma il suo caso e rientrato nei criteri di Glasgow, per cui lo abbiamo segnalato al servizio di sorveglianza.

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Perché quest’epatite ha fatto scattare l’allarme?
L’epatite e, per dirla in modo semplice, una sofferenza delle cellule epatiche, che può essere dovuta a diversi fattori (tossici, metabolici, virali…), ma ciò che ci ha preoccupato e stato che, nel caso di questo piccolo paziente, come per gli altri segnalati, l’epatite fosse causata da un fattore diverso, non riconducibile a quelli noti, e che ad oggi rimane sconosciuto.

Nella maggior parte dei casi, come in quello del nostro bimbo, l’evoluzione dell’epatite e stata favorevole, sebbene dalla letteratura sappiamo che in qualche altra diversa circostanza ci sono stati dei problemi (nel caso di un bimbo si e reso indispensabile il trapianto di fegato, ndr), ma bisognerebbe avere notizie cliniche più estese, per capire se si trattava di soggetti immunocompromessi.

In Inghilterra sospettano che dietro a queste epatiti ci sia un nuovo adenovirus
Quella dell’adenovirus e un’ipotesi che va presa molto con le molle, pure perché in realtà, sia nei report del Regno Unito, sia in quelli americani, non tutti i bimbi avevano un’infezione da adenovirus. Ad esempio, pure nel caso che abbiamo segnalato, il bimbo era negativo all’adenovirus.

Più in generale, c’e pure da dire che gli adenovirus danno molto raramente un quadro di epatite in soggetti sani, anche se pericolosi nei soggetti immunocompromessi.

Alcuni esperti suggeriscono invece che ci sia qualche connessione con il Coronavirus
In questa fase non ci sono prove che indichino il covid-19 come fattore causale diretto della malattia. In qualche caso, i bimbi avevano contratto l’infezione ma in altri, come ad esempio nel caso che abbiamo segnalato, i bimbi erano Coronavirus-negativi.

Ci sono dei sintomi cui bisogna prestare attenzione?
I sintomi dell’epatite sono molto generici, simili a molte altre malattie, per cui la 1ª cosa da fare, nel caso ci fosse il sospetto di qualche cosa che non va, e far visitare il bimbo dal pediatra di famiglia. Per cui, se il bimbo assume una colorazione giallognola (ittero), se ha vomito oppure febbre molto alta, bisogna dirigersi al pediatra curante, il quale ravviserà il bisogno di fare degli esami di screening di base e individuare un rialzo del livello di transaminasi. Nel caso poi si riscontri qualche anomalia, interviene la costruzione di ricerca ospedaliera.

Il tutto, ad ogni modo, deve avvenire con grande coscienza, affrontando il problema in modo molto delicato, pure perché altrimenti si rischia solo di creare tanto panico per nulla.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.

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