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La bellezza celata da Ama

Martina Procaccini 27 novembre 2021 10:07

*Martina Procaccini, giornalista di Dimensione suono Roma

Prendi un venerdì mattina libero dal lavoro e goditi una esibizione. La esibizione e quella di Klimt a Palazzo Braschi. Piazza Navona. Una esibizione nella esibizione praticamente, oltretutto in quel punto del centro. Una volta giunti sul luogo dopo essersi gia goduti una camminata tra le vie che circondano la piazza, e la piazza stessa, si accede.

Oltrepassare il portone di Palazzo Braschi dallo stadio di Domiziano equivale a dover sfilare in un breve viale che porta all’interno del palazzo lungo il quale sono stati messi i tavoli del Vivi Bistrot. Il bar ha sistemato questi tavoli rivolti intorno al portone, ça va sans dire. Il cliente diventa percio spettatore silenzioso e fortunato di un’opera imponente a cielo aperto, una muta e imperitura Roma Barocca.

Al dolce del cappuccino aggiungici il sublime della storia. E l’amaro delle brutte sorprese. Sì perché varcare il confine e trovarti in quel vialetto di entrata ti cattura costringendoti a prendere posto: pure se non hai prurito di quel dolce del cappuccino hai sicuramente bisogno di quel sublime della storia davanti a te. Ne hai bisogno perché la tua giornata ne trarrà beneficio.

Peccato che poi una volta preso posto, non fai in tempo a sentirti fortunato per quello che ti circonda e che, oltretutto, e la tua città di origine, che un furgoncino dell’Ama, azienda di rifiuti con il quale condividi la provenienza, Roma, si parcheggia esattamente davanti al portone. Addio visuale. Addio sublime. Rimane solo il dolce del cappuccino. Che non e male, ma non e abbastanza ed e ingiusto.

Quel dolce in effetti diventa meno dolce, sporcato da un’amara consapevolezza: Roma e vittima di chi la risiede.

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