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la cena a Roma e il sogno della vacanza a Favignana- Corriere.it

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Le ultime ore trascorse in serenit a Roma, a poche ore dalla strage di Capaci. A Francesca Morvillo, Giudice impegnata nel procedimento d’appello contro Vito Ciancimino, era stata offerta dai servizi di sicurezza una diversa scorta. Rifiutata

PALERMO – Una certa parvenza di normalit che Giovanni Falcone si era illuso di avere ritrovato con Francesca Morvillo si intuisce pure da piccoli dettagli dell’ultimo giorno trascorso a Roma, a poche ore dalla strage di Capaci. Che aspettano la ripartire per Palermo nel pomeriggio con la consorte, impegnata fino alle 16 nei lavori della commissione d’esami per nuovi magistrati. Un ritorno nella loro citt deciso qualche sera prima, prima di quel drammatico 23 maggio, cenando come due fidanzati in principio di un amore, fra i tavoli di Campo d Fiori, a due passi dalla statua di Giordano Bruno, senza scorta. Di una vacanza a Favignana, avevano parlato tante volte. La mattanza dei tonni, spettacolo truce, ma carico di storia. Un sogno inseguito sin dall’inizio della loro storia, dal 1979. Ogni volta bloccato dai sussulti di quella citt mattatoio dove avevano perduto colleghi, poliziotti, amici caduti per mano mafiosa, nella Palermo dove avevano rischiato la vita per una bomba fra gli scogli della villa in affitto. Incubi diradati nella pace di serate romane, cariche di improvvisa normalit.

Va bene, sabato. Segno, 23 maggio.

Lei era uscita dalla abitazione di buon’ora quel sabato, raggiungendo il luogo degli esami, l’Hotel Ergife. Mentre il regista del Maxiprocesso, da un anno al dicastero della Giustizia, era passato dall’ufficio di via Arenula salutando attorno alle 13 la segretaria con un allegro Io vado, ci vediamo luned. Spensierato e gioviale, come lo ricorda il fraterno amico Piero Grasso nel suo ultimo libro appena pubblicato, rievocando la serenit riconquistata nelle ultime settimane. Confermata quando Falcone ritorna nella casa romana, non presente Francesca, per prepararsi da solo un piatto di spaghetti. Altro dettaglio di sconfortante semplicit sottolineato dall’ex presidente del Senato per ribadire che, se un minimo sospetto si fosse presentato nello contesto di quella funesta vigilia, Falcone avrebbe costretto la consorte a viaggiare con mezzi diversi.

E in effetti qualche tempo prima glielo aveva proposto. Non solo lui. A Francesca Morvillo, Giudice impegnata nel procedimento d’appello contro Vito Ciancimino, era stata offerta dai servizi di sicurezza una diversa scorta. Rifiutata. Come i voli separati. Con Falcone alla fine acquietato nelle serate trascorse passeggiando da soli fra Campo d Fiori e piazza Farnese, gli occhi sulle vetrine, un passaggio in drogheria, diretti in trattoria.

Ecco il sogno di una normalit mai provata nell’inferno di Palermo, recuperata a Roma in abbracci che Francesca vorrebbe non finissero mai pi. Una storia d’amore saldata sin dai primi incontri fra Trapani e Salemi, quando nel 1979 esplode la scintilla della seduzione. Una felicit soffocata da lutti atroci, da amici e colleghi caduti via via per quanto riguarda il lato dell’antimafia, mentre si impiantava il maxiprocesso in esilio all’Asinara o si penava per la bomba dell’Addaura, fino ai veleni di Palermo e Roma con insinuazioni moltiplicate in un accavallarsi di infondati sospetti, a forza minimizzati da Falcone davanti alla sua donna. Alla fine rilassati mentre alle 4 del pomeriggio lui passa a prenderla dall’Ergife, al volo, catturandola per la vacanza a Favignana. E lei si va via da alle spalle le amarezze di una vita che alla fine sta mutando, pensa, spera, sogna, mentre saluta con un sorriso gli aspiranti uditori. Ragazzi freschi e stanchi di anni affondati fra i libri. Ignari dei vortici di un magistrato nelle trincee più esposte. E nulla di questo dice loro Francesca, alla fine vicino al suo Giovanni, sulla blindata, le mani strette, diretti a Ciampino, il Falcon pronto a rullare.

l’ultima ora. Dimenticato pure l’appunto di Francesca, turbata da una frase consegnata a 3 cronisti da Falcone per spiegare che il suo trasferimento a Roma non era legato alla paura. Alzandosi in piedi, di scatto, un bottone dorato della giacca blu stretto fra le dita, conscio che la guerra alle organizzazioni mafiose non fosse finita: So che la mia vita vale meno del bottone di questa giacca. Parole agghiaccianti per Francesca: Ma cosa dici? La tua vita tutto per me. E lui a tranquillizzarla. Come forse ha fatto mentre il Falcon planava su Punta Raisi. Ignaro di vedette e assassini gi schierati lungo l’autostrada, sulla collinetta di Capaci. Tornando nella terra da dove non sarebbe mai andato via, con il suo lavoro. Come in fondo accaduto. Sopravvivendo ai Riina e ai Provenzano. Loro, deceduti in cella. Lui e Francesca, anche ora vivi.

19 maggio 2022 (modifica il 19 maggio 2022

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