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Latina, Esportazioni, l’economia del Lazio Sud e i rapporti con l’estero

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Esportazioni, per la provincia oltre l’80% della realizzazione chimico-farmaceutica va all’estero. Sono alcuni dei dati forniti dalla Camera di Commercio del Lazio sud dopo la periodica analisi dell’andamento dell’economia del territorio.

“Doveroso e premettere che ogni analisi dei dati consegna un’immagine gia scolorita, poichè e superata dal drammatico evolversi degli eventi, tuttavia, leggere a che punto eravamo a fine anno rimane di utilità per confrontarsi con un dopoché ha come unica certezza che sarà diverso – conferma il presidente della Camera di Commercio Lazio Sud Giovanni Acampora –  Sugli scambi internazionali giocheranno un ruolo determinante i nuovi assetti geo-politici in corso di definizione e, ugualmente, le scelte imprenditoriali che andranno a modificare le catene globali del valore, con probabili attese di un ritorno alle reti corte delle forniture.

Passando ai numeri delle nostre terre sui mercati esteri, dopo la flessione riferita ai dodici mesi precedenti, le dinamiche delle vendite oltre confine delle province di Frosinone e Latina confermano il ridimensionamento realizzatosi a partire dall’inizio della epidemia.

Nel frusinate, le esportazioni si attestano sui 6,7 miliardi di euro e risultano pressoché in linea con i valori targati 2020 (+0,4%, a fronte del -11,5% precedente); al riguardo, dopo una 1ª semestrale in salita (+6,5%), si realizza un brusco calo delle esportazioni nel 3º trimestre, cui segue una chiusura d’anno in area negativa.

Diversamente a Latina le vendite all’estero si attestano sugli 8,1 miliardi di euro, in leggera flessione (-2,7%, a fronte del -3,2% riferito all’anno 2020), all’esito di dinamiche piuttosto negative fino al 3º trimestre, seguite da un poderoso recupero in chiusura d’anno (+35,6% nel IV trimestre).

Malgrado gli esiti sopra descritti, l’export e un punto di forza delle nostre province, atteso che nel panorama nazionale Latina e Frosinone si collocano al 19° e al 23° posto della graduatoria provinciale, con risultati eccezionali nel settore del chimico Farmaceutico, che rappresenta i 2/3 delle vendite sui mercati esteri del frusinate e oltre l’80% delle esportazioni pontine.

E’ chiaro, dunque, che tali risultati non stupiscono in un contesto dove pure su scala nazionale l’industria del farmaco mostra un leggero calo dell’export, condizionata non solo dalla minore domanda di farmaci dovuta alla epidemia, che ha rallentato le performance dell’altra sanità, ma pure dalla maggiore realizzazione estera.

Tuttavia, inducono a considerazioni poichè la storica presenza delle multinazionali farmaceutiche determinante per i risultati delle vendite all’estero delle nostre province e il cui contributo all’economia e all’occupazione delle nostre terre non bisogna sia dichiarato, deve essere un capitale da consolidare.

Ma ad oggi assistiamo alle consuete notizie di “cronaca” in italia, dove a seguito delle lungaggini delle lungaggini burocratiche perdiamo opportunità di sviluppo e di crescita importanti per l’intero polo farmaceutico laziale, come il caso Catalent: 100 milioni di $ (USA dollars) di investimento per la realizzazione di vaccini e 100 posti di lavoro aggiuntivi andati in fumo tra le pieghe di una lenta e asfissiante burocrazia, che rimane distante da ogni concetto di sviluppo del territorio, rappresentando una zavorra di regole che lasciano sul campo solo opportunità perdute.

Notizie che in un momento drammatico come l’attuale non sono tollerabili, pure alla luce delle incertezze che si profilano a seguito del conflitto russo-ucraino, che sta sconvolgendo le catene del valore e le traiettorie degli approvvigionamenti connesse alle difficoltà di trasferimento dalle rotte del Mar Nero, interrotte con l’apertura della guerra e le cui conseguenze pure sugli scambi internazionali saranno da valutare in futuro.

Sempre a titolo di cronaca, gli scambi delle province di Frosinone e Latina con la zona interessata dal conflitto Russo-Ucraino e i Paesi1 che gravitano commercialmente nel bacino del mar Nero, seguono dinamiche divergenti, condividendo quale principale partner commerciale la Russia.

Il frusinate, che esporta prevalentemente merci dell’industria tessile ed elettronica, mostra un ridimensionamento nell’ultimo biennio, dovuto con elevata probabilità agli effetti della epidemia (non più di 48 milioni di euro, a fronte dei 348 milioni di euro del 2019, la percentuale sull’export totale scende dal 4,6% allo 0,7%).

Diversamente, Latina registra una progressiva espansione (52 milioni di euro, +81% nell’ultimo biennio), spinta dai prodotti della trasformazione alimentare, settore pure questo esposto alle ombre che le triangolazioni tra i Paesi create per fermare il blocco delle esportazioni verso la Russia del 2014, oggi da ridefinire, rischiano di creare un eccesso di offerta ed il crollo dei listini.

Due frame diversi, dunque, che senz’altro sottostimano le dimensioni dell’interscambio commerciale totale, atteso che la zona del mar nero interessa un bacino più grande di Paesi essendo di trasferimento per relazioni commerciali non tracciabili statisticamente, tuttavia ci restituiscono un perimetro i cui contorni seppur ristretti, mostrano direzioni che in futuro dovranno attraversare ulteriori complessità”.

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