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Massimo Ghini Rivoluzione per Roma se i cittadini collaborano

Massimo Ghini, attore e regista romano, risponde con un sorriso e con tanto entusiasmo all’appello di Clemente Mimun contenuto in quella nota ai romani che il direttore del TG5 ha inviato al Messaggero, appello con il quale chiede ai romani sia di darsi da fare per fronteggiare la lunga lista dei mali endemici della Capitale, tutti gli elementi che fanno parte del degrado di Roma, dai rifiuti non raccolti alle buche nelle strade, dai mezzi pubblici spesso in panne ai cinghiali, topi e gabbiani, sia di porre fine alla rassegnazione di non poter cambiare le cose.

Massimo Ghini, cosa risponde all’appello di Mimun?
«A Clemente rispondo: presente! Pensi che ci conosciamo dai tempi della scuola. Amo Roma e combatterò per il suo decoro».

E ai romani cosa si sente di dire?
«Dico che devono, anzi, dobbiamo sentirci tutti primi cittadini».

Cosa vuol dire?
«Che dobbiamo essere noi i primi a prenderci cura della città».

Un invito a fare e a non delegare?
«Sicuramente. E arrivato il momento di fare una rivoluzione per salvare la Capitale: dobbiamo tutti ribellarci al degrado».

Teme che i romani siano veramente così rassegnati da non poter cambiare questa situazione?
«Dico che non si devono aspettare che siano altre persone a fare ciò che devono fare loro, vale a dire noi.

Non possiamo assumere tre milioni di netturbini, dunque e ora di tirare fuori il nostro senso di responsabilità e iniziare ad aver cura della nostra città».

Un impegno importante…
«Sì, e rivoluzione, ribellione».

Coinvolgendo pure i più giovani?
«Sicuro, bisogna investire sui ragazzi. Magari trovando il modo di remunerarli in qualche modo, senza pestare i piedi a categorie professionali o ai sindacati».

Ha una ricetta per coinvolgere i romani?
«Dalla mia esperienza di consigliere comunale (tra il 1993 e il 1998, ndr) ho imparato che bisogna responsabilizzare i romani con il porta a porta».

In che senso?
«Che bisogna andare a bussare a tutte le porte. I responsabili devono scorgere il modo di coinvolgere tutti i romani».

E al Comune e ai politici cosa suggerisce?
«Di fare cosi che le luci rimangano sempre accesi sulla Capitale».

Intende i ciak?
«Voglio dire eventi che siano in grado di portare risorse alla città. Giro il pianeta da tanti anni e vedere le altre capitali europee, come Parigi o Berlino, così organizzate, ecco questo un po’ mi infastidisce. Cosa hanno più di Roma? Nulla, anzi, hanno molto meno. E non continuino a dirmi che la bellezza dei opere monumentali sta nella loro vuotezza. Bisogna cambiare passo e dare luce a tutta la bellezza di Roma e far vivere la città».

Che tipo di eventi immagina?
«Tutti gli eventi. Dunque, non solo quelli grandissimi come il concerto di sir Paul McCartney al Colosseo, ma pure gli incontri culturali, la Festa del cinema: tutti danno la ribalta internazionale a Roma, e pure quattrini».

Questo basterà?
«No, ci vuole il cuore della città per cambiare. E questo cuore deve essere il rispetto per Roma. Pure nelle piccole cose, come, ad esempio, gettare l’immondizia dove si deve e non abbandonarla, usare mezzi pubblici al posto dell’auto. Se noi romani parcheggiamo in doppia fila, come possiamo pensare che i turisti e chi arriva nella nostra città possano rispettarla? Se non siamo noi i primi a dare l’esempio…».

Pensa che i romani la ascolteranno?
«Faccio anch’io un appello ai romani. Non solo, pure ai romanisti e ai laziali: e arrivato il momento di fare qualche cosa per la Capitale».

Come disse Wojtyla…
«Esatto: Damose da fa’ e volemose bene, semo romani!».


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