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«Non ci paga più l’affitto». Esplode il litigio tra religiose nella Rsa di Roma

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Avevano tra le mani una piccola miniera d’oro: una Residenza sanitaria per anziani ben iniziata, in un immobile di loro proprietà. Quando i capi della congregazione Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore si sono accorti che l’attività, apparentemente, non fruttava, hanno deciso di provare a vendere la costruzione. Ma a quel punto, l’amministratrice della Rsa, a loro dire, li avrebbe raggirati: avrebbe costituito una nuova società, a lei riconducibile, con la quale avrebbe stipulato un contratto che le garantisce i guadagni senza pagare il canone di locazione. A denunciare il caso in , le religiose.

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Ad averle raggirate, sarebbe una vergine consacrata – carica conferita dal Vaticano a una signora che vive nella castità -, nominata procuratrice della struttura sanitaria. Ora sull’evento indaga il pm Francesco Basentini, che ha aperto un fascicolo, anche ora contro ignoti. La Rsa si trova in via Cardinal Pacca. L’Ente religioso, assistito dagli avvocati Irma Conti e Antonino Galletti, ha pure presentato un ricorso al Tar. Secondo i legali, la donna si sarebbe appropriata della struttura e grazie a un contratto da lei redatto il passato Dicembre non deve pagare l‘affitto, malgrado gli incassi. Il canone e compensato dall’assistenza che la società presta alle 8 sorelle ultranovantenni che sono nella struttura. Ma non e tutto. Il documento sarebbe stato sottoscritto dalla procuratrice, senza alcuna comunicazione alla proprietà. Dagli controlli dei legali sarebbero emersi pure strani bonifici e giroconti per come minimo 80mila euro.

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Nel ricorso presentato al Tar, le donne di religione mettono in rilievo di essere proprietarie dell’immobile che serve da convento e ospita la Rsa. Questa, fino a marzo, e stata di fatto gestita dalla procuratrice, che sarebbe stata nominata senza il consenso della Madre generale, della Superiora e del Consiglio. Nel 2013, la casa di cura e stata accreditata alla Regione Lazio, ma nel 2018 le donne di religione si sono accorte che, apparentemente, non generava introiti. La procuratrice, malgrado le continue richieste, non avrebbe fornito spiegazioni e non avrebbe nemmeno consegnato i documenti richiesti. Il 7 febbraio scorso, ha invece inviato una comunicazione dove affermava di aver finalizzato l’affitto ad una compagnia a lei riconducibile, spiegando di voler tutelare le sorelle presenti nella Rsa. E l’affitto? Invece di pagare circa 240mila euro annui, consentirebbe alle religiose «di poter essere accompagnate con amore e dedizione nella loro vecchiaia», si legge nel contratto. Per i legali, si tratta di un raggiro.
 

ITGN 2244

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