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Roma potature dei cortili ma non nelle scuole L esperto Allergie aumentate del 30



L’Istituto comprensivo via dei Sesami, V Municipio, ha un parco meraviglioso dove gli studenti potrebbero giocare e divertirsi ma devono restare in classe e fare pure attenzione ad aprire le finestre – malgrado sia consigliabile un ricircolo costante d’aria per contenere il rischio “contagio Coronavirus” – perché ecco gli starnuti o gli occhi che lacrimano per quel polline che inizia a correre. Una insegnante prova a giocare l’arma dell’ironia: «Non bastava il covid-19, ecco le allergie» indotte dal sfalcio dell’erba, dalla potatura di alberi e dal taglio di rami fermi al palo in moltissime scuole della Capitale. Non e solo un problema di utilizzo di cortili e giardini a seguito dell’non presente manutenzione che invece in questa stagione dovrebbe essere gia ampiamente garantita. L’erba alta, le foglie cadute in inverno e non raccolte, gli alberi non potati portano in circolo tutta una serie di sostanze che alimentano le allergie degli studenti.

«Bisogna ricordare che negli ultimi anni le allergie sono aumentate e ad oggi uno studente delle medie su 3 e allergico ai pollini», spiega Alessandro Fiocchi, primario di Allergologia all’ospedale pediatrico Bimbo Gesù. «Non siamo ancora nel pieno della stagione, con il correre delle graminacee – continua il primario – ma ci arriveremo entro le prossime un paio di settimane e certamente una corretta manutenzione degli spazi fungerebbe da deterrente per gli avvenimenti sintomatici». Che tuttavia stanno gia iniziando a manifestarsi nelle classi e che spesso e volentieri gettano nel panico prof e presidi: uno starnuto equivale a sospettare un positivo al Coronavirus da due anni a questa parte. 

La maggior parte dei casi ad oggi accertati e riconducibile per lo più ad «un’allergia ai pollini dei cipressi – conclude il dottor Fiocchi – o all’alternaria che e una particolare muffa che si crea sulle foglie cadute e mai raccolte». E pure di queste i cortili sono pieni. Quel che e certo e che le scuole, a partire da quelle con spazi estesi all’aperto e giardini che pesano per come minimo il 40% sul totale degli immobili (1.987 quelli nella provincia di Roma dalle scuole di giovinezza agli istituti superiori), stanno iniziando a “soffrire” e gli studenti con esse. «Indossare la mascherina come strumento di precauzione contro il Coronavirus – conclude il primario del Bimbo Gesù – e credere che questo serva pure per contenere le esibizioni allergiche serve a poco poichè non e così».

 

«Siamo consapevoli del problema – commenta Cristina Costarelli, a capo dell’AssoPresidi del Lazio e dirigente del liceo Scientifico Newton – pure noi abbiamo degli alberi da potare nel cortile ma malgrado i solleciti gli interventi non ci sono». Tecnicamente sia la Città Metropolitana che il Campidoglio, pure per mano dei Municipi, provvedono due volte l’anno con lo sfalcio dell’erba «Ma in periodi che decidono loro – continua la Costarelli – e che spesso non sono allineati con la stagione». Ad oggi una scuola su 3 e senza sfalcio e in qualche caso, come al liceo-ipsia Magarotto, ci pensano i comitati dei genitori e i docenti. Il problema tuttavia rimane «perché se alla pulizia dei cortili e tenuta la scuola – continua la Costarelli – sulla potatura dei rami e degli alberi c’e pure un problema di sicurezza oltre ai casi di allergia conclamata o da fronteggiare». Un insegnante pone la riflessione: «Se un bimbo deve riempirsi di antistaminici per non soffrire in classe c’e qualche cosa che non va». Ma non sarebbe certo questa l’unica anomalia che affligge cronicamente le scuole di ogni ordine e grado della Capitale.


The post in italian is about:
Rome, pruning of courtyards but not in schools. The expert: "Allergies increased by 30%"

Slow maintenance and mowing of grass in 40% of institutions. The alarm of the principals: "Forced to keep the windows closed"


L’article en italien concerne :
Rome, élagage des cours mais pas des écoles. L'expert : "Les allergies augmentées de 30%"

Entretien et tonte du gazon lents dans 40% des établissements. L'alarme des proviseurs : "Forcés de garder les fenêtres fermées"

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