Rieti, il concorso per addetto stampa. L’Azienda sanitaria locale lo annulla: esigenza finita

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RIETI – Abbiamo scherzato. E’ la sintesi della scelta fatta dalla Azienda sanitaria locale in merito al concorso per la selezione di un allenatore di ufficio stampa. Solo così si può leggere revoca della procedura concorsuale firmata sette giorni fa dal direttore generale dell’azienda, Marinella D’Innocenzo. Quel concorso era nato male ed e andato avanti pure peggio: fin dalla pubblicazione erano stati posti dubbi sulla legittimità di un bando che prevedeva la selezione di una figura anomala per il pianeta della comunicazione. Il giorno della selezione svolta il 2 marzo, poi, i 24 concorrenti presenti nell’aula magna della Azienda sanitaria locale di Rieti avevano protestato rilevando nutrite anomalie. 
La faccenda era degenerata al punto che erano state chiamate le forze dell’ordine e, dopo una lunga sospensione, 22 dei 24 concorrenti avevano chiesto che venisse ritirato e sigillato il loro compito, facendo mettere a verbale le anomalie rilevate. Dinnanzi a questa situazione la D’Innocenzo aveva con celerità comunicato la «sospensione in autotutela del concorso» ma, il giorno successivo, era parzialmente tornata sui suoi passi addebitando l’accaduto ai presunti comportamenti scorretti di alcuni concorrenti. 
La questione era finita sui tavoli dell’Ordine dei Giornalisti e del sindacato di categoria Stampa Romana, che aveva chiesto l’annullamento del concorso. L’atto formale e arrivato il passato 14 aprile ma, contrariamente a quanto tutti si aspettavano, la motivazione addotta dalla direzione Azienda sanitaria locale non e quella delle irregolarità incriminate ma, diversamente, la fine della necessità dell’emergenza che aveva portato a indire il concorso. L’emergenza in oggetto era la situazione epidemica, che aveva portato ad aumentare le comunicazioni della Azienda sanitaria locale di Rieti. Tutto chiaro, per carità. Non fosse che l’epidemia era, per definizione, una situazione di emergenza e non una situazione di normalità. Non sarebbe stato più opportuno bandire un concorso per una figura a tempo? Al contrario si e scelto di andare avanti e poi, dopo le polemiche, di approfittare della fine dell’emergenza per annullare tutto. Alla faccia di chi ha versato la percentuale di 10 euro per partecipare al concorso o, arrivando da fuori, ha appogiato spese di viaggio, vitto e alloggio. Non proprio uno scherzo per chi sperava in un posto di lavoro.

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