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La sfida della moderazione dei contenuti audio, da Clubhouse a Twitter Spaces

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In seguito alla decisione delle principali piattaforme online di silenziare Donald Trump e alla chiusura forzata di Parler, in questi giorni si è discusso molto sul ruolo dei social mass media. Tra i temi toccati c’è stato quello della moderazione dei contenuti: chi se ne deve occupare? Come? Quale può e deve essere la pena per chi fa commenti omofobi, antisemiti, misogini, razzisti o diffonde informazioni false?

Clubhouse, Spaces e la sfida della moderazione dei contenuti audio

Sono le stesse domande a cui stanno tentando di rispondere, tra gli altri, Clubhouse e Spaces – due contesti in cui, tra l’altro, qualcuno potrebbe rendersi conto di avere potenzialità come podcaster o speaker radiofonico. Il primo è un social sviluppato dall’imprenditore della Silicon Valley Paul Davison e dall’ex ingegnere di Google Rohan Seth. Consente agli utenti di creare gruppi (rooms) o eventi per chiacchierare in tempo reale su tematiche varie attraverso l’uso della voce. Sembra che sia usato oltretutto per fare networking e per creare relazioni con un eventuale sbocco lavorativo. Poco dopo il lancio, avvenuto a maggio, è stato valutato 100 milioni di biglietti verdi e ha circa 600 mila utenti, tra cui la conduttrice tv Oprah Winfrey, il rapper Drake e l’attore Ashton Kutcher.

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