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Unindustria, Diurni: «Sin non sia pretesto per bloccare a priori ogni investimento»

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«Mi viene da pensare che, come minimo in qualche caso, il Sin sia un pretesto per bloccare qualsiasi tipo di investimento a priori, oltre ad essere un ottimo argomento per muovere l’opinione pubblica a proprio vantaggio, e che dunque vada bene così, che rimanga pure fermo». Così Miriam Diurni, presidente della del territorio di Frosinone di Unindustria. Un articolato intervento sul tema della perimetrazione del Sin Valle del Sacco ma pure dei ritardi delle lungaggini burocratiche. Temi tornati di attualità dopo la decisione della Catalent di spostare nel Regno Unito l’investimento di 100 milioni di $ (USA dollars) all’inizio previsto nell’area di Anagni.

L’istanza di sospensione
Rileva la Diurni: «Torno sull’argomento del Sin perché le polemiche sembrano non placarsi, dopo la comunicazione del presidente Zingaretti che ha scritto a Draghi e Cingolani, chiedendo la momentanea sospensione del Sin Valle del Sacco, ad eccezione delle aree ripariali. Unindustria e tutte le imprese associate auspicano, naturalmente, che l’istanza del presidente riceva un veloce e positivo riscontro.

Chiariamo anche ora, se ce ne fosse bisogno, che “sospensione” non significa “abolizione”, significa invece darsi il tempo di esaminare più attentamente la faccenda, poter procedere a quella valutazione puntuale gia richiesta 1ª dell’emanazione del provvedimento di perimetrazione del 2016, tenendo conto pure delle inchieste nello stesso tempo eseguite, a proprie spese, dalle aziende insieme con l’Arpa, che in gran parte delineano una situazione ben diversa da quella attesa. Nello stesso tempo, rimarrebbe attiva e applicabile tutta la regolamentazione normativa riguardante i casi di contaminazione, come per esempio il provvedimento sulle terre e rocce di scavo».

Il principio della potenzialità
Va avanti il presidente di Unindustria Frosinone: «L’istituzione del Sin Bacino del Fiume Sacco e stata effettuata sul principio della potenzialità, unico della specie in Italia, in luogo della verifica di una effettiva contaminazione, tant’e che ci sono Comuni che hanno perimetrato il meno probabile ed altri che hanno fatto rientrare nel perimetro intere aree produttive non soltanto industriali. D’altra parte, qual e stato fino ad ora l’effetto sortito dal Sin, così come e stato concepito e perimetrato (in gran parte, come detto, alla luce di criteri precauzionali) nel 2016?

Da un lato, ha reso difficilissimo, se non impossibile, per tutte le realtà produttive investire, creando valore e sviluppo, dall’altro lato non ha portato ad alcuna soluzione del problema ambientale. Anzi ha reso talmente ingarbugliata ed incerta la faccenda che anche ora non si conosce per certo neppure il grado di inquinamento della Valle, non si conoscono gli inquinanti, l’effettiva estensione, non si sa cosa con esattezza andrebbe bonificato.

Quello che sappiamo dunque e che il perimetro del Sin e stato deciso a tavolino, più che su analisi obiettive che tenessero conto del perimetro interessato dall’esondazione del fiume, di analisi dei terreni esistenti per ora della perimetrazione, della storia pregressa dei terreni e l’esistenza o meno in passato di attività produttive in pericolo. Oggi abbiamo qualche dato in più, grazie alle aziende che, a proprie spese, hanno cominciato ad eseguire gli esami dei terreni e delle falde sottostanti. Dalle inchieste e iniziata ad emergere una situazione che e ben distante da quella prospettata nel 2016 e che dà la misura di quanto eccessivamente “precauzionale” sia stata la perimetrazione.

Le inchieste mostrano come, nella stragrande maggioranza dei casi, i terreni non siano affatto contaminati. La contaminazione della falda sottostante, che a volte viene riscontrata, non preclude la maggior parte delle volte l’opportunità di proseguire agli investimenti in sicurezza, proprio come previsto dalla normativa. Bisogna altresi aggiungere che non sono stati anche ora identificati e definiti i cosiddetti valori di fondo del suolo della Valle del Sacco, quei valori vale a dire determinati dalla natura stessa del terreno. Questo comporta che si considerino contaminazioni quei superamenti che sono invece dovuti alla conformazione naturale del sito».

I motivi dell’istanza
Argomenta la Diurni: «La sospensione del Sin serve a questo: a poter procedere all’acquisizione di queste informazioni e rivalutare la perimetrazione in base a dati reali, non più solo ipotetici, a poter procedere alla definizione dei valori di fondo, senza però bloccare nell’attesa gli investimenti che sono necessari alla crescita delle aziende e del territorio oltre che alla tutela dell’ambiente stesso, dato che e essenziale intraprendere le lunghe procedure per i siti di interesse nazionale pure per installare un depuratore delle acque, dei semplici pannelli fotovoltaici o tutti i nuovi impianti che porterebbero ad efficientamento e riduzione delle emissioni in atmosfera». Va avanti: «Ridurre in base a questi criteri il perimetro del Sin significa riuscire alla fine a circoscrivere il reale problema, identificarlo e poter prospettare delle soluzioni».

Le prospettive
Mette in rilievo Diurni: «A riguardo proprio oggi (ndr: ieri per chi legge) e stata presentata un’interpellanza urgente ai Ministri dello sviluppo economico, della salute e della transizione ecologica per sapere quali iniziative il Governo intenda adottare per semplificare e velocizzare i processi autorizzativi, nel rispetto della salvaguardia ambientale, in modo che non si perdano investimenti strategici per il sistema produttivo. Si aspettavano fiumi di stanziamenti per la bonifica. Stanziamenti che oggi sappiamo non esistere. Procedere alla bonifica di un sito così vasto e eccessivamente oneroso, i fondi per farlo non ci sono e non ci saranno mai, a mio parere.

Sono rimasta sorpresa dall’animosità che e emersa a causa dell’iniziativa di Zingaretti. Mi chiedo se le motivazioni non siano più di natura politica che di effettiva preoccupazione per la faccenda ambientale. Non ho notato tanta agitazione ad esempio quando Unindustria, insieme con i sindacati, rilevò l’immobilismo relativo al Sin Valle del Sacco. E dal 2016 che siamo in maniera definitiva Sito d’interesse Nazionale, da allora ad oggi non si e ottenuto, non dico la bonifica, ma neppure un piano di caratterizzazione minimo.

Ora alla fine c’e il commissario a gestire gli iter che riguardano il pubblico, ma che ovviamente prospetta anche ora un arco temporale lungo. Perché chi e più parlamentare di me e di Unindustria non ha sottolineato questo immobilismo con lo stesso pathos che ho visto in questi giorni? E non mi riferisco agli interventi sui media o ai comunicati stampa, ma ad azioni più incisive. Mi viene da pensare che, come minimo in qualche caso, il Sin sia un pretesto per bloccare qualsiasi tipo di investimento a priori, oltre ad essere un ottimo argomento per muovere l’opinione pubblica a proprio vantaggio, e che dunque vada bene così, che rimanga pure fermo».

Conclude Miriam Diurni: «A chi e intervenuto in questi giorni sull’argomento dico: facciamo chiarezza. Smettiamola di fare volutamente scompiglio sulle problematiche ambientali e a lanciare allarmismi senza una base di dati scientifica. Io sono disponibile a prendere in considerazione l’obiettività del dato scientifico e, in base a quello, fare nuove e ulteriori considerazioni. Abbiamo sempre lasciato aperte le porte della nostra associazione, pronti ad un dialogo ragionevole e costruttivo e continueremo a farlo. Mi aspetterei la stessa cortesia».

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/ITGN

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