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Viterbo, denuncia compaesani per spaccio. Condannata a 2 anni per calunnia signora di Sipicciano

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Si finsero fonti confidenziali dei militari dell’arma e denunciarono una coppia di compaesani per spaccio di sostanze proibite, ma finirono a giudizio tutti e due con l’accusa di calunnia in concorso. Ieri, 21 aprile, e stato assolto un 38enne viterbese e condannata invece a due anni e due mesi una 47enne di Sipicciano. Il 38enne e la 47enne furono rinviati a giudizio ad aprile del 2018 dal Giudice Udienza Preliminare Savina Poli.

 

Le vittime, una 44enne e un 50enne, residenti pure loro a Sipicciano, sporsero denuncia contro la coppia il 30 novembre di 7 anni fa.
Gli episodi risalgono al 28 ottobre del 2015, quando la 47enne raccontò ai carabinieri della stazione di Graffignano e ai militari del comando provinciale di Viterbo di una presunta attività di spaccio gestita dalla 44enne. In particolar modo, la signora avrebbe riferito che la vittima sarebbe stata manager di un traffico di sostanze proibite, quantificato in rifornimenti pari al peso di un chilo circa, che avvenivano a cadenza costante ogni un paio di settimane. E, nello specifico, la sostanza stupefacente sarebbe arrivata direttamente da Roma e Civita Castellana. 
Per rendere credibili le proprie rivelazioni e assicurarsi la fiducia degli inquirenti la 47enne, insieme al complice 38enne, decise di architettare un piano per incastrare la coppia rivale, piazzando delle prove fittizie per mettere i militari dell’Arma sulle loro tracce. In pratica, degli indizi plasmati a tavolino che potessero testimoniare l’attendibilità e la veridicità delle soffiate. Così pensarono di collocare dietro la targa dell’autovettura di proprietà della vittima 4 involucri contenenti cøcåinå.
Tuttavia, il 28 ottobre del 2015, qualche cosa andò storto, e il 38enne fu fermato dai militari dell’arma nel momento dove era intento a trafficare attorno alla Bmw di proprietà della 44enne, e fu trovato difatti in possesso di 3 grammi di cøcåinå, suddivisa appunto nelle 4 confezioni imballate con del cellophane. 

 

Alla fine della camera di consiglio, il verdetto finale emesso dal Giudice Elisabetta Massini, ha assolto il 38enne, difeso dall’avvocato Francesca Bufalini, da tutte le accuse in contestazione e ha condannato soltanto la 47enne a 2 anni e 2 mesi di reclusione, disponendo a suo carico il pagamento di una provvisionale di 8 mila euro complessivi da devolvere in favore delle due parti civili. 
La decisione ha altresi previsto che la 47enne dovrà altresi provvedere a saldare le spese processuali sostenute dalle due vittime.

 

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