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Viterbo, peste suina. Allarme pure nella Tuscia

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Per ora l’emergenza peste suina rimane circoscritta nella parte interna del raccordo anulare. A seguito del 1º caso di infezione registrato al parco dell’Insugherata di Roma, e arrivata il decreto della Regione che ha creato una area infetta provvisoria, con misure stringenti e divieti, di piu o meno 65 Km quadrati, che sfiora il Vaticano e si spinge fino al Gra. Nella zona e vietato organizzare eventi, assembrarsi e fare pic-nic all’aperto nelle aree agricole e naturali. Questo succede nella Capitale. Ma nel Lazio c’e un mondo fatto di allevatori che ora rischia grosso. Il settore registra numeri importanti. Nella regione vengono allevati circa 50mila suini, tante le società e gli impiegati oltretutto nele aree di Viterbo e Rieti. Nella Tuscia, secondo Coldiretti, vengono allevati circa 19mila suini (il 35% dei capi distribuiti nel Lazio) con oltre 100 aziende attive pari all’11% sul totale regionale.

Dopo Frosinone la provincia con più aziende suinicole e quella di Rieti con 300 realtà per un totale che supera i 5mila capi allevati. Due province che da sole rappresentano circa la metà del settore regionale. Un settore che ora rischia grosso. La Coldiretti si e mossa a difesa degli allevatori con richieste di interventi mirati del legislatore locale e nazionale. Come quello di ripulire le strade dai rifiuti, chiedendo al Comune di Roma di di mettere in atto ogni forma utile di recinzione attorno ai cassonetti della spazzatura, allo scopo di inibirne l’accesso da parte dei cinghiali e ad ottimizzare il posizionamento dei cassonetti. La finalità, in sostanza, e quello di scongiurare che cinghiali moribondi girovaghino, contagiandone altri, o che delle carcasse rimangano a terra eccessivamente a lungo. Nella nostra area sono presenti prevalentemente piccoli allevamenti suincoli di maiale nero reatino – afferma il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo -. Una vera eccellenza. Sono delle razze autoctone che consentono di realizzare dei prodotti di lusso e rappresentano una distintività per il contesto ambientale. Il rischio di circolazione della peste suina africana e concreto. Un problema di cui ci siamo spesso occupati e che abbiamo segnalato nelle sedi opportune. Quello che comporta danni maggiori per le nostre aziende, mettendo in pericolo pure prodotti di alta qualità che contraddistinguono il nostro territorio, sono le restrizioni previste dal regolamento di polizia veterinaria. Tutto questo inesorabilmente si ripercuote pure su scala economico sulle aziende e sull’esportazioni dei prodotti, con la sfiducia dei fruitori su un mercato gia esposto ad un netta diminuizione del fatturato dovuto al crollo delle vendite causato dalla epidemia”.

Mauro Pacifici, presidente Coldiretti Viterbo. Le società suinicole viterbesi sono controllate e monitorate costantemente da sempre. Si tratta di attività che godono di barriere sanitarie gia rigide su scala europeo. L’Azienda sanitaria locale sta facendo un ottimo lavoro, ma il problema e la presenza incontrollata di cinghiali, che oltre ai danni che causano nei campi ai nostri agricoltori, mettono in pericolo allevamenti di lusso come quelli di Cinta Senese, che non possono essere allevati al chiuso, ma necessitano di ampi spazi dove vivono allo stato brado o semi brado.

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/ITGN

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